I NelCaso sono tornati con “Greetings from Kuiper Belt”, una cartolina spedita a tutti quelli che si sono chiesti dov’erano finiti: da nessuna parte, o meglio molto lontano. Il viaggio più lontano che la band abbia mai fatto insieme. Un viaggio non lineare che parte dalla riviera, passa dal Sud America, rimbalza dallo spazio cosmico fino ad uno skate park del Midwest.

Com’è nata la vostra ultima produzione? C’è stata un’ispirazione particolare, e se sì quale?
Hello there! Greetings from Kuiper Belt è stato un processo breve, brevissimo a livello di scrittura mentre per l’uscita ci abbiamo messo più di un anno. I brani sono tutti nati da un lavoro congiunto di noi quattro. Anche quando un pezzo arrivava con uno scheletro semi strutturato, lo smontavamo e lo ribaltavamo, per questo il disco suona diverso dai nostri precedenti. A livello tematico, possiamo dire che il filo conduttore sono gli spazi ampi e vuoti, sia esteriori che interiori e tutto quello che contengono. Le paure e i desideri più intimi.

Quali sono le vostre principali influenze?
Non so se si possa parlare di influenze, sicuramente abbiamo ascoltato tantissimo Neutral Milk Hotel, American Football e il midwest emo in generale. Un album a ripetizione invece è stato The Glow pt. 2 dei The Microphones. Dentro ci buttiamo anche un po’ di Bon Iver, The Frames e Brace.

Come nascono i vostri brani?
Come già detto prima, il processo di composizione è corale. Ci si ritrova in sala prove, si ascolta il – chiamiamolo così- provino del pezzo e poi ci si lavora su. Lo smontiamo, lo ribaltiamo, aggiungiamo e tagliamo e poi suoniamo. Quando ci suona bene ricominciamo finché non lo suoniamo nella maniera più naturale possibile. Per quello che riguarda i testi, sono principalmenti dei flussi di coscienza tematici. Non dico che non abbiamo un senso, perché ce l’hanno, ma ognuno poi ci trova quello che vuole. Se chiedi ad ognuno di noi una sua interpretazione ne avrai quattro diverse.

Cosa conta di più tra una pagina Facebook con tanti like o un profilo Instagram con tanti follower e un buon disco?
Neanche a dirlo, un buon disco. Di Facebook e Instagram ci interessa poco. Il modo migliore per conoscerci è venire a sentirci e bere assieme, non guardare le nostre -poche – foto su internet.

Un aspetto positivo e uno negativo del fare musica?
L’aspetto positivo più grande del fare musica è la rete di persone che si crea. Potremmo snocciolarti centinaia di persone con cui siamo diventati amici attraverso la musica, posti che abbiamo visto, band che abbiamo ascoltato e divano letti in cui abbiamo dormito. Sicuramente la parte più bella e di cui ringraziamo di più.
Di negativo non sappiamo cosa dire, potremmo parlare del sistema che non funziona e del fatto che non ci siano più posti in cui suonare, ma magari voi lo sapete meglio di noi.

Come pensate incida sulle relazioni personali far parte del mondo musicale?
Più rock meno soldi.

Cosa pensate dei messaggi politici all’interno delle canzoni? Credete che un artista debba schierarsi politicamente?
Chiunque si dovrebbe schierare politicamente, nel senso che dovrebbe prendersi a cuore quello che lo circonda partecipando attivamente o anche passivamente, perché no. Già il fatto di riflettere su una determinata situazione porta il discorso ad un altro livello. Per quello che riguarda la politica nella musica va benissimo, ma una brutta canzone rimane una brutta canzone, anche se parla di politica.

Un artista (vivo o morto) con cui fareste un featuring?
Blink-182, un sogno che vive dalla prima media ad oggi e non morirà mai.

Quando vi siete ubriacati l’ultima volta?
Non esiste l’ultima volta.

Roulette russa / domande da pistola alla tempia, da rispondere senza tergiversare:
Beatles o Rolling Stones? Neil Young
Venditti o De Gregori? Giovanni Lindo Ferretti
Pasta o pizza? Piada
Birra o vino? Entrambe. Mischiate. E ammazzacaffè.
Chitarra o pianoforte? Le botte.
Arrivederci o addio? Adios.
È più Umberto Tozzi il Rod Stewart italiano o è più Rod Stewart l’Umberto Tozzi scozzese? Se innaffi un melo con del succo di mela, è cannibalismo? E se ungi un ulivo? Tuttavia Umberto Tozzi con i fluenti capelli di Rod Stewart avrebbe sicuramente qualcosa da dire. Viceversa no.

Stiamo vivendo giorni molto complicati a causa dell’emergenza Coronavirus. Come vi sentite nell’affrontare questo momento e quanto sta incidendo sui progetti futuri?
In realtà abbiamo deciso di accelerare l’uscita del disco proprio a causa quarantena. Per quello che riguarda la situazione in generale ce ne stiamo in casa e suoniamo. State a casa a suonare, non andate in giro.

A proposito: progetti per il futuro?
Portare in giro il disco e vedersi, poi si vedrà.

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