“A volte ci illudiamo di saperlo, ma quell’allegria (in siciliano “prio”) è frutto di un misterioso gioco di specchi. Come in una danza che ancora non conosciamo, impariamo passi nuovi che – nel bene e nel male – lasciano il segno”

Com’è nata la tua ultima produzione? C’è stata un’ispirazione particolare, e se sì quale?
È nata da una nuvola che il tramonto aveva colorato mentre ero seduta sotto gli archi della basilica palladiana. Credo che questa sovraesposizione al fascino dei dettagli mi abbia permesso di trasformare un’esperienza nella canzone che ho chiamato Prio.

Quali sono le tue principali influenze?
Ne dico tre: Giuni Russo, Becca Stevens e Barbara Strozzi.

Come nascono i tuoi brani?
A volte dalla melodia, a volte da un giro di accordi, a volte da un testo ma sempre dall’ascolto.

Cosa conta di più tra una pagina Facebook con tanti like o un profilo Instagram con tanti follower e un buon disco?
Un buon disco. Sarò retrò, ma sono ancora convinta che un’ottima comunicazione debba avere come prerequisito la qualità dell’opera che sta raccontando.

Un aspetto positivo e uno negativo del fare musica?
Stare nella musica favorisce un ampliamento della propria esperienza di qualsiasi cosa/incontro/sensazione, condizione che ritengo vitale anche a livello politico. Allo stesso tempo questa apertura può essere fortemente svalorizzata nei contesti dove vige la gerarchia dell’utile.

Come pensi incida far parte del mondo musicale sulle relazioni personali?
Da una parte ti isola, perché è una disciplina che richiede molto studio individuale, dall’altra ti connette in maniera forte perché oltrepassa quello che riusciamo a dirci con le parole.

Cosa pensi dei messaggi politici all’interno delle canzoni? Credi che un artista debba schierarsi politicamente?
Non credo nello schieramento, un’immagine che mi rimanda al protagonismo che spesso viene proposto quando si parla del bene comune. Credo nell’esercizio della cittadinanza, nella rivoluzione di chi tende la mano e nella speranza che resiste all’indifferenza. Sono fuochi che le canzoni sanno e devono alimentare.

Un artista (vivo o morto) con cui faresti un featuring?
Battiato.

Quando ti sei ubriacato l’ultima volta?
Ieri.

Roulette Russa / Domande da pistola alla tempia, da rispondere senza tergiversare:
Beatles o Rolling Stones? Beatles
Venditti o De Gregori? De Gregori
Pasta o pizza? Pizza
Birra o vino? Vino
Chitarra o pianoforte? Chitarra
Arrivederci o addio? Arrivederci
È più Umberto Tozzi il Rod Stewart italiano o è più Rod Stewart l’Umberto Tozzi scozzese Bang!

Abbiamo vissuto giorni molto complicati a causa dell’emergenza Coronavirus. Come hai affrontato questo momento particolare e quanto ha inciso l’emergenza e i relativi strascichi sulla tua attività e sui tuoi progetti futuri?
Mi sento agguerrita. È una possibilità per cambiare un sistema che già non funzionava a livello fiscale e previdenziale, ma anche per unirci come professionisti. Ad esempio è nata Unica – Cantautrici Unite, con cui rappresentiamo le istanze della nostra professione al Cam – Coordinamento Associazioni di Musicisti, realtà straordinaria che ha dato inizio a un dialogo concreto con le istituzioni. E questo non può che incidere positivamente sull’attività.

A proposito: progetti per il futuro?
L’album, finalmente.

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