Tra giochi di parole e immaginario “Pop”, Feelingenuo ci racconta il suo approccio alla musica.

Com’è nata la tua ultima produzione? C’è stata un’ispirazione particolare, e se sì quale?
La mia ultima produzione, Stringertings, è nata dal lavoro congiunto insieme ai miei due amici e collaboratori Giacomo Loré e Niccolò Isoppi. Giacomo aveva steso il “tappeto” sonoro della canzone, appena me lo ha fatto sentire mi sono sentito calato nell’ atmosfera anni 80 tipicamente riconducibile a Stranger Things. Da lì è nata l’idea del gioco di parole nel titolo e di sfruttare l’immaginario pop della serie per impreziosire il progetto. Ovviamente la canzone, come spesso accade, ha vissuto una lunga fase di incubazione e ha raggiunto la sua forma attuale grazie anche alla collaborazione di Marco Barbieri e Leonardo Elle Lombardi produttori per Clinica Dischi e Revubs Dischi.

Quali sono le tue principali influenze?
Convivono in me due anime, io ho iniziato ad appassionarmi alla musica il giorno in cui ho ascoltato per la prima volta Fabrizio De André, facevo le medie e ricordo che con la voce di Faber, con il suo modo di raccontare le storie, è scoccata la prima vera scintilla d’amore. Con De André mi si sono spalancate le porte del cantautorato che resta attualmente una delle mie più grandi fonti di ispirazione, da De Gregori a Dalla, passando per Battisti e i più contemporanei Silvestri e Fabi. Musicalmente, però, ho più recentemente sviluppato una grandissima passione per gli artisti australiani come John Butler, Xavier Rudd e Tame Impala, mentre restano saldamente nelle mie playlist i Led Zeppelin, i Pink Floyd e tantissime band rock che mi accompagnano fin dall’adolescenza.

Come nascono i tuoi brani?
Non esiste una vera e propria regola, ma i miei brani sono sempre molto onesti, nel senso che parlano di quello che mi accade e che, spesso, cerco di esorcizzare. Non sono un tipo molto paziente, le canzoni o le scrivo in pochissimo tempo oppure strappo i fogli. Generalmente ho l’ispirazione e inizio a scrivere, avendo già presente la ritmica e la melodia, raggiunto un risultato soddisfacente con il testo, passo alla chitarra o al piano e lavoro sull’armonia, cercando si sviluppare al massimo l’idea.

Cosa conta di più tra una pagina Facebook con tanti like o un profilo Instagram con tanti follower e un buon disco?
Dipende se intendiamo per il mondo in cui viviamo o se è quello che conta per me. Io preferisco un disco ben fatto, ben registrato e con contenuti di livello. I social si useranno per fare pubblicità, ma bisogna avere un buon prodotto da sponsorizzare, altrimenti è tutto inutile.

Un aspetto positivo e uno negativo del fare musica?
L’aspetto positivo è che è immensamente appagante e liberatorio, sa dare immense soddisfazioni. L’aspetto negativo è che si hanno meno tutele rispetto a tanti ambiti lavorativi.

Come pensi incida far parte del mondo musicale sulle relazioni personali?
Chi fa musica vive di relazioni e impara grazie alla condivisione, credo che il mondo musicale ci renda sicuramente più aperti mentalmente e ci dia la possibilità di ampliare le nostre relazioni personali e le nostre conoscenze. Più tempo ci è concesso di dedicare alla musica, ai tour, ai viaggi musicali, più rafforziamo la nostra personalità, la nostra creatività e, al contempo, le nostre radici.

Cosa pensi dei messaggi politici all’interno delle canzoni? Credi che un artista debba schierarsi politicamente?
Non credo che un artista sia obbligato a schierarsi politicamente, ma credo anche che ogni artista abbia un dovere morale: se si è capaci di diffondere e amplificare un messaggio politico, sociale, se ci si sente capaci di farsi megafono delle emozioni e degli umori di un popolo, non vedo perché non farlo. Penso che non ci sia nulla di male a parlare di politica nelle canzoni, ovviamente laddove non venga proposta una visione distorta della realtà.

Un artista (vivo o morto) con cui faresti un featuring?
sono tanti anni che spero di avere un giorno la fortuna di duettare con Daniele Silvestri.

Quando ti sei ubriacato l’ultima volta?
Sono stato sessanta giorni in casa, non saprei dirti quando è stata precisamente l’ultima volta, ma dovendo restare bloccato in casa ho bevuto diversi gin tonic per alleviare la prigionia.

Roulette Russa / Domande da pistola alla tempia, da rispondere senza tergiversare:
Beatles o Rolling Stones? Beatles
Venditti o De Gregori? De Gregori
Pasta o pizza? Pasta
Birra o vino? Vino
Chitarra o pianoforte? Chitarra
Arrivederci o addio? Arrivederci
È più Umberto Tozzi il Rod Stewart italiano o è più Rod Stewart l’Umberto Tozzi scozzese Rod Stewart è l’Umberto Tozzi scozzese

Stiamo vivendo giorni molto complicati a causa dell’emergenza Coronavirus. Come ti senti nel dover affrontare questo momento e quanto sta incidendo l’emergenza sulla tua attività e sui tuoi progetti futuri?
Ho avuto molto tempo per pensare, non sono stato solo, e io ho bisogno di solitudine per scrivere, è uscito qualcosa, ma ci sono colleghi e amici che sono stati molto più produttivi.
Durante la quarantena è uscito il mio secondo singolo, stringertings, e abbiamo lavorato a distanza sul terzo. A breve potrò di nuovo tornare in studio e quello su cui ho riflettuto che è per ora materia astratta, potrebbe concretizzarsi.

A proposito: progetti per il futuro?
Ci sarà un terzo singolo, tra non molto.

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