“Border Wall”, il suo nuovo EP, è un lavoro raffinato e ambizioso che nasce con lo scopo di unire il mondo dell’Hip-Hop con quello degli strumenti tipici del jazz, accomunati dalla matrice black.

Cosa conta di più tra una pagina Facebook con tanti like o un profilo Instagram con tanti follower e un buon disco?
Conta un buon disco e cantarlo dal vivo, poi è importante tutto il resto ma a volte l’artista sbaglia nel vedere cosa può o cosa non può piacere sul web e ciò influenza la sua arte, a mio avviso, in modo negativo.

Un aspetto positivo e uno negativo del fare musica?
L’aspetto negativo è che gran parte dell’industria musicale vede il profitto “nell’artista” (web-views), c’è poca meritocrazia e andrebbe fatta molta pulizia partendo dalle scrivanie, proprio a livello culturale, meno capitalismo e politica nell’arte.
L’aspetto positivo è lo scambio di idee tra artisti e musicisti. L’essere aperti a influenze di altri mondi, non avere solo due orecchie e due occhi. L’ho vissuto in prima persona con Border Wall, dove ho voluto alle produzioni Rubber Soul e Benjamin Ventura proprio per questo, per rompere quel muro che mi ero creato dal punto di vista musicale, non apprezzando molti generi che non ascoltavo. Ammetto che tutt’ora ho gusti difficili, ma ho imparato ad avere un approccio diverso.

Cosa ne pensi dell’attuale music business?
Da un punto di vista manageriale penso sia un’ottima cosa soprattutto per far arrivare la musica a più persone possibili. Mentre dal punto di vista artistico molto meno, si pensa prima a dove poter mandare la canzone, senza averla scritta o pensata.

Cosa pensi dei messaggi politici all’interno delle canzoni? Credi che un artista debba schierarsi politicamente?
Assolutamente sì. L’arte va oltre la politica, anzi, crea ponti laddove la politica crea muri, un’artista libero può decidere se cantare o meno per un presidente o per un dittatore non è quello il punto. Gli artisti liberi sono ritenuti “pazzi” da gran parte dell’industria musicale che sponsorizza artistoidi del momento come nei talent show, ma poi durano poco.

Credi che le nuove tecnologie aiutino il rapporto tra musicisti e pubblico o credi abbiano distanziato gli uni dagli altri?
In realtà grazie alla tecnologia i musicisti si sono avvicinati al pubblico. C’è un rapporto molto più personale e diretto, lo scrivere in privato o il rispondere ad una storia piuttosto che commentare un post. Dal lato umano, invece, dipende molto dai generi musicali.

Qual è a tuo giudizio il confine tra indie e mainstream?
Il confine tra i due è netto, sono diversi modi di approcciare al mondo musicale ma non per questo l’uno è meglio dell’atro, sono semplicemente diversi.

Cosa pensi del Crowdfunding? Lo ritieni un mezzo veramente utile per i musicisti?
Lo ritengo un mezzo per promuovere artisti o realtà indipendenti, utile soprattutto all’inizio di un percorso artistico, non dopo.

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