“Cinquecento” è l’EP d’esordio di Rènico, cantautore pugliese. “Un riassunto sincero della prospettiva di un ragazzo che fa a botte col passare del tempo, con le scelte da prendere e soprattutto con ciò che manca. ‘Cinquecento’ non vuole stupire, semmai manifesta la necessità di volersi ancora meravigliare davanti dalle cose”

Com’è nata la tua ultima produzione? C’è stata un’ispirazione particolare, e se sì quale?
È nata per caso, in realtà la mia intenzione era quella di produrre una cover di Battisti, ma poi mi sono trovato a registrare 5 brani selezionati tra le varie cose che ho scritto negli ultimi anni.

Quali sono le tue principali influenze?
Indubbiamente la scuola cantautorale italiana che però ho, stranamente, scoperto molto tardi. Della mia infanzia hanno fatto parte Dalla, James Brown, Reed, Cochi&Renato.

Come nascono i tuoi brani?
Non c’è un rito dietro, il modo in cui vengono fuori è molto casuale e naturale. L’unico elemento che caratterizza ogni impulso di scrittura è una particolare sensazione che riconosco ogni volta e ogni volta mi ha portato a scrivere un brano. Ma non saprei spiegarla!

Cosa conta di più tra una pagina Facebook con tanti like o un profilo Instagram con tanti follower e un buon disco?
Conta l’orecchio. Non faccio musica per gli occhi (che in ogni caso vuole la sua parte, come sempre), ma faccio musica per le ‘orecchie’. Sarò sempre dalla parte di chi riesce a meravigliarsi e non di chi vuole meravigliare a tutti i costi.

Un aspetto positivo e uno negativo del fare musica?
Sicuramente è nobilitante tanto quanto, a volte, può diventare una guerra personale per portare avanti un’idea. Mi viene spesso chiesto: “Cosa studi? Ah, e quella cosa della musica? Forte!”

Come pensi incida far parte del mondo musicale sulle relazioni personali?
Personalmente credo che molto dipenda dalla scelta personale iniziale. Mi spiego meglio: nel mio caso non vedo molta differenza tra Enrico e Rènico, però molte personalità artistiche sono un contraltare di quella che è poi la personalità nel quotidiano. È una questione di scelta.

Cosa pensi dei messaggi politici all’interno delle canzoni? Credi che un artista debba schierarsi politicamente?
Io non l’ho mai fatto e non mi piace unire le due cose. La politica è umana, però ci sono aspetti dell’umano che secondo me sono di maggiore importanza. Quante volte si grida in piazza per una ideologia? E quante volte si dice “Come stai? Ti voglio bene”?

Quando ti sei ubriacato l’ultima volta?
Poco fa, di notte, con una joypad in mano.

Roulette Russa / Domande da pistola alla tempia, da rispondere senza tergiversare:
Beatles o Rolling Stones? Beatles
Venditti o De Gregori? De Gregori
Pasta o pizza? Difficilissimo… pasta!
Birra o vino? Chi beve birra campa cent’anni, chi beve vino non muore mai.
Chitarra o pianoforte? Pianoforte. Ma non lo so suonare.
Arrivederci o addio? Addio.
È più Umberto Tozzi il Rod Stewart italiano o è più Rod Stewart l’Umberto Tozzi scozzese All for love è la Ti amo scozzese.

Stiamo vivendo giorni molto complicati a causa dell’emergenza Coronavirus. Come ti senti nel dover affrontare questo momento e quanto sta incidendo l’emergenza sulla tua attività e sui tuoi progetti futuri?
Non è facile per me che sono agli inizi, figuriamoci per chi aveva un tour organizzato. Purtroppo il mondo artistico è stato lasciato indietro, questo è un dato di fatto.

A proposito: progetti per il futuro?
Ricominciare a suonare e stare in mezzo alle persone. Riabbracciare le sensazioni.

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