I Keemosabe ci raccontano la genesi di “The Lights Go Down”, tra la filosofia di Alan Watts, un home studio sul lago (ma anche un’esperienza ad Abbey Road) e la riscoperta di sé stessi.

Com’è nata la vostra ultima produzione? C’è stata un’ispirazione particolare, e se sì quale?
È nata nel nostro home studio, una casetta immersa nei boschi del Lago Maggiore, mentre ci apprestavamo a iniziare le registrazioni del nostro album in uscita in autunno. The Lights Go Down era un’idea che girava nella nostra testa da molto tempo, ma non eravamo mai riusciti a darle un senso preciso. Poi, quando abbiamo trovato l’incastro giusto, il brano è stato terminato in 10 minuti. L’ispirazione ci è stata data da una conferenza del filosofo americano Alan Watts, in cui analizzava (metaforicamente parlando) la vita di un attore teatrale il quale, dopo aver interpretato diversi ruoli che lo portano ad indossare delle maschere, una volta ritornato nel camerino in totale solitudine realizza di non ricordare più chi fosse realmente. Questa è stata una scintilla che ci ha permesso di trasporre questa idea in musica e ha fatto nascere The Lights Go Down. Inoltre si lega particolarmente al tema portante di tutto il nostro disco: la riscoperta di sé stessi.

Quali sono le vostre principali influenze?
Arriviamo da esperienze e ascolti musicali molto diversi, ma sicuramente ci rifacciamo tanto alle band internazionali dei nostri giorni, come Foals, Queens of The Stone Age, Tame Impala, Arctic Monkeys. Cerchiamo di dare però il nostro tocco personale prendendo idee da diverse forme d’arte come cinema, letteratura, pittura, cercando di tradurre quegli spunti in un suono e una forma musicale.

Come nascono i vostri brani?
Non abbiamo una “catena di montaggio” prestabilita, ma solitamente Alberto (il cantante) realizza lo scheletro della canzone, con armonia, melodia e testo. Successivamente ci rifugiamo nella nostra casa nel bosco, lontana da tutto e da tutti, dove non abbiamo internet, cucina, o bagno. Pertanto il contatto con la dimensione naturale e l’essenzialità diventa davvero fondamentale nel processo di creazione di un brano, che poi viene sviluppato e finalizzato da tutti quanti in sala prove.

Cosa conta di più tra una pagina Facebook con tanti like o un profilo Instagram con tanti follower e un buon disco?
Da musicisti la risposta è ovviamente un buon disco, ma è anche giusto considerare che nel 2020, con una sovrabbondanza di uscite musicali e artisti da ogni angolo del globo, è più che fondamentale avere una buona presenza sui social, che dà più credibilità all’artista stesso e soprattutto è sinonimo di interesse da parte di tante persone verso la sua musica.

Un aspetto positivo e uno negativo del fare musica?
Fare della propria passione un lavoro è innanzitutto un grande privilegio che non va sottovalutato. Un musicista può permettersi di vivere al di fuori di tante imposizioni della società odierna e creare un proprio percorso, unico ed irripetibile. Allo stesso tempo però questa mancanza di una carriera strutturata secondo un percorso accademico e professionale ben preciso, come accade invece per altre professioni, porta spesso ad un’assenza di certezze e di supporto nel caso di situazioni difficoltose, che influiscono negativamente sulla salute mentale di un musicista.

Come pensate incida far parte del mondo musicale sulle relazioni personali?
In un certo senso incide positivamente, dal momento che un “compito” di una persona nel mondo musicale è di mantenere sempre una rete estesa di relazioni sociali. D’altro canto però comporta notevoli sacrifici in termini di tempo dedicato ad amicizie, momenti in famiglia e progetti di vita a lungo termine, i quali spesso non coincidono con gli impegni di un musicista.

Cosa pensate dei messaggi politici all’interno delle canzoni? Credete che un artista debba schierarsi politicamente?
Per il percorso che vogliamo fare come artisti, non crediamo che la politica debba svolgere un ruolo attivo nella nostra musica. In primis perché la musica che componiamo è volutamente creata per “rapire” l’ascoltatore e portarlo in una dimensione astratta esteriore alla vita di tutti i giorni, in cui speriamo che possa trovare un conforto.
In secondo luogo perché crediamo che la politica sia sempre un argomento che inevitabilmente porta con sé polemiche e litigi, cosa dalla quale ci vogliamo assolutamente astenere perché ci sembra insensato rovinare i rapporti personali con colleghi/fan/conoscenti cercando di difendere figure politiche nelle quali molte volte non ci riconosciamo e che comunque non avranno mai un pensiero identico al nostro.

Un artista (vivo o morto) con cui fareste un featuring?
Ci piacerebbe moltissimo poter fare musica con qualcuno che è lontano dal nostro genere, perché potrebbe essere la nascita di qualcosa di rivoluzionario. Un nome potrebbe essere Kanye West, o Kevin Parker.

Quando vi siete ubriacati l’ultima volta?
Era il 7 marzo, il giorno prima dell’inizio del lockdown. Abbiamo fatto un servizio fotografico in un giardino, lanciandoci addosso vernice blu (il colore che ruota intorno a tutto il nostro nuovo album). Appena è finito il momento degli scatti, ci siamo sbronzati pesantemente e abbiamo giocato a freccette con risultati disastrosi!

Roulette russa / Domande da pistola alla tempia, da rispondere senza tergiversare:
Beatles o Rolling Stones? Beatles
Venditti o De Gregori? De Gregori
Pasta o pizza? Pizza
Birra o vino? Vino
Chitarra o pianoforte? Chitarra
Arrivederci o addio? Arrivederci
È più Umberto Tozzi il Rod Stewart italiano o è più Rod Stewart l’Umberto Tozzi scozzese? Sicuramente Rod Stewart ha tentato per tutta la sua carriera di diventare il nuovo Umberto Tozzi con scarsi esiti 😉

Stiamo vivendo giorni molto complicati a causa dell’emergenza Coronavirus. Come vi sentite nell’affrontare questo momento e quanto sta incidendo sui progetti futuri?
Sono stati due mesi molto complessi, che sicuramente nessuno di noi si sarebbe mai aspettato. Ci ha permesso però di applicare nel concreto tanti concetti che aleggiano nei testi dei nostri brani: accontentarsi dell’essenzialità, svuotare la nostra vita di impegni inutili, avvicinarci alla natura circostante. Sicuramente non vediamo l’ora di ritornare a suonare assieme, che è quello che ci manca di più. Abbiamo deciso di non posticipare le uscite discografiche ma d’altro canto abbiamo dovuto mettere da parte i progetti per i live, che sono sicuramente la nostra parte preferita e di maggior importanza.

A proposito: progetti per il futuro?
Ci saranno tanti singoli in arrivo da qui a settembre e siamo felicissimi. Il nostro album “Look Closer” uscirà in autunno e non vediamo l’ora di farvelo sentire. Quando la situazione sanitaria lo permetterà, vi aspettiamo tutti sotto al palco per saltare insieme a noi!

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